E che festa diventa un foglietto, un pezzo di carta non importa se è strappato e poi riattaccato e se è tutto ingiallito per la vecchiaia, che importa? Che te ne importa? Diventa una festa se le parole che porta scritte sono state scelte a seconda del colore delle parole. Tu leggi e vedi il blu vedi il celeste vedi il rosso il verde il rossastro ti viene sotto gli occhi l’amaranto se colui che ha scelto conosceva il volto la voce e gli occhi di un tramonto. Se colui che sceglie non sceglie bene, si mischiano i colori delle parole. E che succede? Una gran confusione di migliaia di parole, tutte uguali e dello stesso colore: grigio scuro. Non senti il mare, e il mare parla, dice. Non parla il cielo, e il cielo è parlatore. La fontana non dà più acqua. Il vento muore. Se un’imposta sbatte, non la senti. Il freddo si confonde con il caldo, e la gente parla come se fosse muta. E questo è il punto: Neanche un pittore può scegliere il colore delle parole. 
Quant’è bello il colore delle parole




